venerdì 20 novembre 2009

Capannelle - Gaiole in Chianti


la cantina di Capannelle nella zona delle barrique


la degustazione


Continuando sulla strada del Chianti, il nostro tour del fine settimana ha fatto tappa in un'altra cantina molto importante: Capannelle.
Grazie a Nina ai tempi del master abbiamo conosciuto questo importante produttore che trovate su una panoramica collina appena sopra Gaiole.
La produzione si differenzia da molti altri sia per l'accuratezza delle scelte agronomiche che per quelle enologiche. L'area dei vigneti è ristretta ma la posizione, l'esposizione e il terreno sono stati scelti con molta cura. In cantina si ricorre ad attrezzatura di massima qualità e lo scopo è quello di creare un prodotto legato al territorio usando logiche e tecniche moderne e razionali. Troviamo acciaio, botti piccole, medie e grandi oltre a tini da fermentazione e affinatura. Infine il caveau, una scelta originale che  consente ai clienti più importanti di conservare il vino in un clima garantito per il perfetto mantenimento.
In degustazione abbiamo assaggiato lo Chardonnay con le sue note pulite, eleganti, spiccate e mature ed il Solare, un prodotto da uve Sangiovese e Malvasia Nera che sorprende per l'originalità, l'intensità ed il sapore unico in tutto il panorama del territorio. Proprio su questo vorrei soffermarmi, sottolineando come il sangiovese si riveli in tutto il Chianti un vitigno preziosissimo dalle molteplici anime e sfaccettature che con minime variazioni di zona e terreno fornisce prodotti nemmeno simili fra loro. L'unione con la malvasia nera, che pure è del territorio, crea un prodotto coinvolgente, dal palato pieno e straordinario.
Infine vi segnaliamo il 50&50, un vino dalla genesi affascinante e dal blasone riconosciuto: prodotto in collaborazione con gli Avignonesi di Montepulciano, viene assemblato e affinato nelle due cantine in anni alterni e messo in vendita in comune. Una rara e preziosa perla nata da un'unione lungimirante.
Capannelle è un'ottima tappa del Chianti, in grado di mostrare l'efficienza di una piccola cantina e la perfezione della cura dei particolari che fanno grandi differenze.

martedì 17 novembre 2009

Barone Ricasoli


grappoli tenuti ad appassire sulle piante



la bottaia dove riposano i vini di alta gamma



veduta del castello

Per la cantina Baroni Ricasoli ho sempre avuto un debole che risale alla mia prima visita in Chianti quando proprio da lì ho iniziato il mio viaggio di appassionato di vini. Sono passati alcuni anni, ma la qualità dei prodotti non ha fatto che migliorare e nel frattempo ho anche avuto il piacere di lavorare con loro durante lo stage al termine del master in scienze gastronomiche
Nel nostro tour enogastronomico toscano la Barone Ricasoli è stata la prima tappa del sabato mattina. Abbiamo visto alcune delle vigne dell'azienda e successivamente, grazie alla gentilezza delle ragazze in enoteca, abbiamo visitato sia la cantina che il castello.
Abbiamo quindi visitato la grande bottaia, la cosiddetta 'cattedrale', che contiene migliaia di botti dove affinano i vini per mesi o anni, la linea di imbottigliamento, i locali di affinamento e molto altro. Poi siamo passati alla degustazione del rosè 'Albia', del chianti classico 'Brolio', della riserva 'Rocca Guicciarda', del 'Castello di Brolio' (chianti classico selezione), del Supertuscan 'Casalferro', del 'Granello' e del 'Vin Santo'.
Sono tutti prodotti di altissima qualità, ma quelli che ci hanno più impressionato sono stati il 'Castello di Brolio' che quest'anno ha ricevuto riconoscimenti internazionali che premiano il lavoro degli ultimi anni e la ricerca di una qualità assoluta. Si tratta di un vino armonico e straordinariamente equilibrato che si presenta come un faro nel mondo chiantigiano. Per dirlo con le parole che abbiamo usato noi, rappresenta tutto quello che noi immaginiamo in un Chianti.
Altro vino che personalmente mi ha impressionato positivamente è stato il Granello, un passito bianco dal colore vivace, adatto sia come aperitivo che come vino da degustazione e meditazione, ottimo con una buona varietà di dolci e che si caratterizza per la freschezza e l'impatto olfattivo, grazie anche alla composizione con uvaggi ricercati e particolari come il sauvignon o il traminer.
Infine la visita al castello, un vero e proprio monumento storicamente importante e tutt'oggi abitato dalla famiglia. Novità recente: nel bicentenario della nascita del barone Bettino Ricasoli (presidente del consiglio italiano dopo l'unità) sono state aperte alcune sale in cui viene ricostruita la storia e la vita dello stesso e le sue molteplici passioni, con occhio di riguardo alla storica ricerca sui vitigni.
Ancora una volta la cantina si segnala come una delle più importanti e attive di tutto il Chianti e a noi appassionati di vino non può che fare molto piacere.

lunedì 16 novembre 2009

Il Brunello


il castello di Banfi



Degustazione



Esterno della villa Biondi Santi


Iniziamo con il Brunello. Il Brunello di Montalcino è forse uno dei vini italiani più famosi al mondo. Prodotto solo nell'omonimo territorio comunale, oggi conta centinaia di produttori grandi, piccoli e medi. La Docg Brunello è piuttosto rigida e prevede grandi invecchiamenti in legno, l'uso principale del Sangiovese Grosso, una tipologia di uva legata da secoli al territorio.
Per conoscere la realtà abbiamo visitato due delle principali cantine: Banfi e Biondi Santi, che interpretano e rappresentano il territorio in modi opposti.
Prima di tutto facciamo una precisazione: il Brunello non si identifica solamente con queste sue ditte e possiamo affermare che il territorio è sicuramente molto votato all'enologia e per un appassionato potrebbe rappresentare una delle regioni più interessanti di tutta la penisola. Con il tempo e l'attenzione dovuta si potrebbero visitare decine di cantine trovando interpretazioni diverse ed eccellenti in molti altri produttori, trovando, soprattutto fra i più piccoli, delle qualità inaspettate.
Ma iniziamo con Banfi. Grazie anche a Claudia, ex master in scienze gastronomiche, abbiamo potuto fare una visita interessante e del tutto esaustiva iniziando dalle cantine ai piedi della collina del castello Banfi. Grandi produzioni meritano grandi spazi ed infatti non mancano decine se non centinaia di tini in acciaio per le fermentazioni, alcuni dei quali progettati e espressamente costruiti dalla stessa cantina; poi una bottaia gigantesca dove riposano, maturano ed affinano i grandi rossi che rimangono 5 anni prima della vendita.
Quindi abbiamo scoperto le grandi qualità Banfi attraverso un'attenta degustazione del Rosso di Montalcino e dei Brunelli annata e Poggio alle Mura. Particolare attenzione, soprattutto per quello che riguarda il rapporto qualità-prezzo, per il Belnero 2005.
Il Brunello Banfi è sicuramente un vino adatto alle tavole moderne, capace di soddisfare molti palati anche se comunque impegnativo. Si tratta del risultato di ricerche e di una grande attenzione al pubblico. Del resto la stessa missione della cantina è quella di creare vini innovativi nel solco della tradizione. I fratelli Mariani, attuali proprietari della cantina, sono italoamericani che negli anni '60 acquistarono terreni in zona e decisero di produrre qualcosa di antico e nuovo allo stesso tempo, rendendo famoso in tutto il mondo un vino e il loro marchio. Ci sono riusciti a pieno e continuano a riuscirci con grandi risultati ogni giorno.

Seconda tappa è nel solco della tradizione più marcata, la cantina Biondi Santi. Fondatori del Brunello, come vuole la tradizione, ancora oggi vinificano nella cantina posta sotto la villa padronale della famiglia. Scompaiono i tini in acciaio della Banfi per fare posto a una produzione più limitata, prezzi d'elite e cura personale in molte scelte di produzione. Biondi Santi usa ugualmente molto legno come da disciplinare, ma sembra preferire botti più grandi rispetto alle barrique. La storia è palpabile nei ritratti e nella sala degustazione dove si ammirano documenti risalenti al 1800 che attestano la passione per il vino da parte della famiglia. Infine una degustazione che ci fa scoprire come i brunello abbiano bisogno sicuramente di tempo e ossigeno per essere apprezzati ma che non hanno necessariamente colori scuri e pastosi per essere imbottigliati. Quello di Biondi Santi, ad esempio, ha un colore quasi trasparente, che normalmente non assoceremmo ad un vino di tale spessore sia nel naso che in bocca.

Ancora una breve menzione alla fine di questo breve viaggio. La cantina Casanova di Neri merita sicuramente una visita e una degustazione. Non abbiamo fatto in tempo a visitarla ma il loro Brunello 2004 ha vinto sulle nostre papille gustative, regalandoci un prodotto davvero sui generis e molto intenso, pieno e corposo ma assolutamente da abbinare a cibo arrosto, in particolare una buona bistecca fiorentina.

Toscana, fra Montalcino e il Chianti





La Toscana per i gastronomi e gli amanti del vino è una delle regioni più interessanti. Molto pubblicizzata, sicuramente, ma piena di contenuti, produttori di grande levatura e grandi tradizioni.
Il vino, dal Brunello al Chianti al Bolgheri a molti altri che non potremmo certo definire minori, presenta moltissime eccellenze mentre dal punto di vista del cibo le tradizioni vengono rispettate e contemporaneamente si intrecciano con un'aria internazionale che da queste parti si respira intensamente.
Ho avuto l'occasione e la fortuna di trascorrere tre giorni, molto intensi, fra Montalcino e il Chianti e nelle prossime giornate ve ne parlerò a lungo, suggerendo un itinerario interessante fra le colline senesi e quelle di Firenze.

Sopra una foto dell'ingresso della cantina Banfi a Montalcino e una foto di gruppo sotto il monumento al Gallo Nero a Greve in Chianti (il gallo nero è simbolo storico della Lega del Chianti e del consorzio di produttori dell'omonimo vino).

martedì 3 novembre 2009

Torta al testo - la cucina umbra



I piatti poveri sono sempre stati un vanto della cucina italiana. Negli anni si sono riscoperte tipicità legate alle tradizioni di ogni luogo, talvolta pubblicizzando prodotti francamente scadenti se non del tutto dannosi per la nostra gastronomia. Ma le vere tradizioni sono quelle che nella realtà di tutti i giorni ci ricordano la nostra storia culinaria e la nostra passione per il cibo. Siamo il popolo della pasta e della pizza, non a caso.
Ogni regione ha delle particolarità o varianti di cibi semplici e gustosissimi. Si pensi alla piadina, il pane della Romagna, oppure alla socca ligure.
Oggi parliamo della Torta al Testo, cioè la versione umbra dello stesso piatto. La forma è quella a disco, del diametro di circa 30 cm e dell'altezza di 1 o 2 cm. Gli ingredienti sono ovviamente dei più semplici: farina, sale, acqua e, non sempre, lievito.
La cottura è molto particolare e dà il nome al piatto. Si tratta di una cottura in forno fatta sopra un testo che nella tradizione è di pietra. Il disco viene riscaldato ad alte temperature, successivamente tirato fuori e  gli viene poggiata sopra la torta che cuoce lentamente. La temperatura del disco di pietra è importantissima per una buona cottura. Successivamente la torta viene tagliata e farcita con crescione e rucola oppure con affettati norcini o anche, nella versione dolce, con cioccolato e panna, crema o qualsiasi cosa suggerisca la fantasia. Si tratta ovviamente di un piatto che nasce povero e contadino, ma che comunque non abbandona mai le sue origini poiché non può essere modificato, vista la sua semplicità. Quindi se vi trovate in Umbria e avete voglia di un pasto semplice e nutriente, non dovete fare altro che ordinare una buona torta al testo.